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Battista Belvisi

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Beppe Fontana e Battista Belvisi

Pantelleria è un’isola davvero speciale. Il nero cono vulcanico perso nel mare tra Sicilia e Africa è espressione di un carattere intenso, identitario, persino nei prodotti agricoli più semplici.

Ci sono dei celebranti che, pur non sapendo di esserlo, sono l’incarnazione dell'anima dell'isola.

Uno di questi è Battista Belvisi, coltivatore, viticoltore, cantiniere ed enologo. Insieme a Beppe Fontana, bongustaio itinerante e glamour chef, nel 2015 creano quella che allora era una piccolissima realtà chiamata Abbazia San Giorgio, i cui vigneti, tre e ettari e mezzo situati a Khamma si trovano nella parte sud orientale dell’isola.

Nel 2015 Battista e Beppe producono 1.000 bottiglie di Passito di Pantelleria, 2.000 bottiglie di uno Zibibbo secco e 1.000 bottiglie rosso, buona parte di queste già razziate sull’isola.

Da allora Abbazia San Giorgio è cresciuta sia per quanto riguarda il riconoscimento nazionale e internazionale della qualita' dei suoi vini, ora esportati in molti paesi stranieri, sia in termini di produzione.

 

Spezzettati in minuscoli corpi, a circa 300 mt. sul livello del mare con età media di 60 anni, i vigneti sono allevati a zibibbo per i due terzi della superficie, mentre la restante parte è coltivata a Pignatello, qui conosciuto con in nome di “Nostrale”, Carignano, Grillo, Nerello Mascalese e Alicante. Le viti sono allevate ad alberello, con il tipico sistema pantesco, quello recentemente riconosciuto dall’Unesco patrimonio “immateriale” dell’umanità.

Abbazia San Giorgio è impegnata sul fronte dei vini naturali: conduzione in biologico con uso di tecniche biodinamiche.

 

La lotta alle piante infestanti ed ai parassiti è condotta con mezzi agronomici, senza antiparassitari, crittogamici né altro tipo di prodotto chimico. Non si effettuano concimazioni di alcun tipo, non con concimi chimici e nemmeno organici. A fine inverno si interrano le erbe spontanee. In cantina, la fermentazione si avvia da sola ad opera dei lieviti indigeni.

 

Durante i passaggi di trasformazione non si utilizzano adittivi di alcun genere, nemmeno l’anidride solforosa. Niente solfiti aggiunti.

PANTELLERIA e L'ALBERELLO PANTESCO PATRIMONIO UNESCO

La storia di Pantelleria risale a piu' di 5.000 anni fa, quando i Sesioti si stabilirono sull'isola per la presenza dell'ossidiana, minerale allora considerato molto prezioso.

Nei secoli successivi, vista la posizione strategica al centro del Canale di Sicilia, Pantelleria fu terra di conquista prima dei Greci, poi dei Fenici e in seguito dei Romani, dei Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Aragonesi e i Borboni. Finalmente, nel 1860 fu annessa al Regno d'Italia.

Furono i Bizantini ad introdurre nelle abitazioni i caratteristi mosaici e ancora gli Arabi, che rimasero su quest’isola per oltre 400 anni lasciando probabilmente il segno maggiore. Dall’agricoltura, alle tecniche architettoniche (il Dammuso) al nome antico e magico dell'isola - Bent-el-Rion: figlia del vento.

Grazie all'ingegnosita' dei Fenici invece, si deve la coltivazione della vite ad alberello. L’alberello pantesco è basso e riparato da una conca di terreno realizzata per permettere la produzione di uva e preservare la vita stessa della pianta in condizioni climatiche avverse, che caratterizzano l'isola per 9/10 mesi l’anno. In uso a Pantelleria, quasi esclusivamente con viti di Zibibbo di Pantelleria, ha tronco molto corto e 4-10 branche piuttosto lunghe, con speroni cortissimi (massimo 2 gemme).

Il 26 novembre 2014 a Parigi l'UNESCO ha dichiarato la "Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello, tipica dell'isola di Pantelleria", patrimonio dell'umanità.

Il dossier, coordinato dal prof. Pier Luigi Petrillo (che in precedenza aveva coordinato con successo le candidature all'UNESCO delle Dolomiti, della Dieta Mediterranea e dei paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e Monferrato), è stato approvato all'unanimità da tutti gli Stati parte dell'UNESCO.

Si tratta della prima pratica agricola al mondo ad ottenere questo prestigioso riconoscimento.

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